giovedì 5 luglio 2018
  • :
  • :

Centrali a biomasse: quadro ambientale e sanitario

biomasse-centrali-mugelloIl tema delle centrali a biomasse e molto in voga nel nostro paese in questo periodo. Nonostante ci sia uno un ritardo rispetto ad altri paesi della comunità europea come la Germania, la Danimarca e la Spagna, anche in Italia l’utilizzo delle nuove centrali a biomasse sta sempre più prendendo piede, anche grazie ai favorevoli incentivi disposti dal governo.

Nonostante il proliferarsi continuo di queste centrali a biomasse, i dubbi e lo scetticismo a tale riguardo, fanno sì che vi siano anche aggregazioni di gruppi che spingono ad analisi più approfondite verso questi nuovi impianti, come già è accaduto, per esempio, per ciò che riguardavano altri fonti energetiche alternative quali l’eolico o il solare. Non bisogna puoi tralasciare anche le motivazioni più o meno politicizzate, che per consensi popolari in base a periodi di elezioni, si pongono da una parte o dall’altra, in modo totalmente contrapposto.

Funzionamento impianto a biomasse

Per prima cosa definiamo cosa si intende per biomassa. Questa è il risultato di scarti di prodotti provenienti da settori quali, agricoltura, potature di verde pubblico e privato, scarti di falegnamerie e persino quello che viene messo da parte come biodegradabile, nella raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Mettendo insieme tutto questo materiale, possiamo capire bene che definire totalmente “biologico” questo tipo di prodotto è davvero difficile. Le centrali che utilizzano le biomasse, non sono altro che delle centrali elettriche che sfruttano l’energia prodotta da questi rifiuti attraverso due tipi di tecniche principali:

combustione diretta delle biomasse, sfruttando al massimo l’efficienza calorica del prodotto;

estrazione di gas attraverso la gassificazione.

Quali sono i punti a sfavore delle biomasse

Vediamo ora quali sono i punti che vengono criticati delle centrali a biomasse. Il primo, che ha fatto discutere maggiormente, è quale tipo di biomassa si dovrà utilizzare per questo tipo di gestione. Infatti in natura si trova biomassa legnosa, derivante dagli alberi, da piantumazioni e da scarti di lavorazioni agricole. Questa è totalmente “bio”, considerata materiale sostenibile. Esiste però anche altra biomassa, definita tale da alcuni decreti presi in base ad analisi e classificazioni fatte in passato, derivante dagli scatti dei rifiuti, identificati anche con il termine Css (combustibile solido secondario). L’origine del secondo, ha derivazione proveniente da prodotti con base plastiche che vengono poi lavorati e sbriciolati per poterli commercializzare. A questo punto, i vari detrattori, non parlano più di centrali a biomasse ma di veri e propri inceneritori. Innumerevoli sono anche i critici degli impianti che bruciano solo materiali derivanti dal legno, in quanto sostengono che nessuna emissione proveniente da questi gli impianti sia pari a zero per CO2 emessa. Infatti asseriscono che in ogni processo di combustione, vi sia presenza di diossine e di metalli pesanti che, mescolato alle nano polveri, provocano grossi pericoli agli esseri viventi.

Attualmente le norme che che regolano l’apertura di nuove centrali a biomasse devono essere rese più chiare e stabilire con fermezza, cosa deve finire dentro questi tipi di impianti, visto che potenzialmente si possono creare delle vere e proprie “bombe” chimiche, dannose per le popolazioni.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *